martedì, ottobre 03, 2006
La legge 241/2006 ha concesso l'indulto a coloro
che hanno commesso atti criminali per un tempo
non superiore di tre anni o per un valore della
pena pecuniaria pari a 10'000 euro.
Non voglio giudicare in questa sede la legge
in questione nè chi l'ha votata nè se sia
meno giusta o non giusta.
Quello che invece mi ha colpito è stato un
programma in tv dove un ex-carcerato
raccontava la sua vita,la sua sfida personale
dopo la detenzione ,di come si sia rimboccato
le maniche e abbia cercato di "uscire" dai
pregiudizi implici della sua condizione.
Purtroppo è scontato che chi ha passato parte
della sua vita in carcere sia soggetto ad uno
stereotipo.E' possibile quindi
una riabilitazione?E' giusto che lo stato
intervenga anche nei confronti di coloro che non
vogliono o non credono nel dopo-carcere?
Le strutture detentive dovrebbero consentire
un iter di recupero o invece dovrebbero fungere
da strumento che faccia comprendere alle
persone che il loro agire ha provocato male
e vittime innocenti della società?Oppure
dovrebbero essere utilizzate entrambe le soluzioni?

Nick
 
posted by Nick at 5:16 PM |


1 Comments:


At 04 ottobre, 2006 14:00, Anonymous Anonimo

Beh quella trasmissione l'ho vista anch'io :) Si' mi ha colpito abbastanza, anche perche' il personaggio in questione mostrava certamente di essere una persona con potenzialita' piuttosto elevate, che purtroppo in periodi precedenti della propria vita ha deciso di spendere in maniera sbagliata.

Quale dovrebbe essere lo scopo della detenzione? Direi che lo scopo primario dovrebbe essere quello di impedire, a chi ha gia' violato la legge, di farlo nuovamente, nell'interesse della comunita'.

La detenzione funge anche da deterrente; se e' vero che l'occasione fa l'uomo ladro, se le conseguenze di una azione illegale portano a una, seppur momentanea, perdita della liberta', allora ci si pensera' due volte prima di commettere un reato.

E' una misura che agisce in maniera tardiva, non dimentichiamolo, quando cioe' l'illegalita' si e' gia' consumata; non e' certamente la soluzione, seppure sia un elemento importante per una qualsiasi societa' civile.

La prigionia e' quindi qualcosa di non piacevole, qualcosa che limita la liberta' della persona, che impedisce, per un certo periodo di tempo, la reiterazione del crimine. Ma dopo?

Dopo queste persone riguadagnano la liberta', ed e' molto facile che ricadano nell'illegalita' che li aveva portati per la prima volta alla detenzione. Perche' quando escono sono da soli, perche' lavorare e' molto difficile, perche' la detenzione spesso non li ha spinti a un miglioramento della propria persona, ma a un abbruttimento e alla generazione di un odio verso la societa' che li ha privati di qualcosa.

Io parlo da completo ignorante. Penso pero' che forse, se queste persone fossero seguite durante tutto il loro percorso da qualcuno che gli faccia capire la gravita' di quello che hanno commesso, e li aiuti a costruirsi una vita senza dover ricadere nello stesso errore, le cose sarebbero migliori sia per loro che per la societa' che fuori li attende.

Fabio